Università: vale ancora il numero chiuso? Riflettiamo

Università: vale ancora il numero chiuso? Riflettiamo

Un Paese, l’Italia, tanto tempo, ma tanto tempo fa, quando non c’era immigrazione e non faceva ancora parte di un sistema globalizzato si era dato come regola di accesso all’istruzione universitaria quella del numero chiuso e ciò per evitare che le Università producessero più laureati del necessario.

Una regola lesiva del diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito. Una regola che, purtroppo, ancora rimane ma che sta cominciando a mostrare qualche crepa. Già in alcune università, infatti, i rettori hanno cominciato ad eliminare questa assurda prova di accesso, a quiz , “ad escludendum”, perché si sono resi conto che è necessario aumentare il numero degli studenti per ridare al nostro Paese una nuova classe dirigente formata e preparata.

Il Rettore dell’Università di Ferrara, Giorgio Zauli ,docente di anatomia umana, in una recente intervista su Repubblica, ha affermato che “mantenere il numero chiuso e’ sbagliato perché impedisce ai giovani di seguire le proprie inclinazioni”. Tra l’altro egli ritiene che ”ci sia bisogno di più laureati, non il contrario. Per esempio in Medicina sarebbe necessario togliere il numero chiuso a livello nazionale perché nel giro di 10 anni mancheranno 110 mila medici in Italia.”

E’ questa una battaglia che il Rettore Zeuli sta combattento nel Crui e nelle sedi istituzionali per fare capire che l‘eliminazione del vincolo è un fatto necessario. Forse in questo modo lo Stato dovrà rivedere totalmente la riforma delle Università, la cultura non può essere d’élite,ne’ si può pensare ( ma fino ad oggi lo è stato) che il superamento di un test di cultura generale sia poi il presupposto valido per avere un professionista capace e preparato.

Come per ripiego,poi, ci si iscrive ad Università telematiche che ricordano le vecchie scuole per corrispondenza del tipo Radio Scuola Elettra.

L’ Università è altro, deve essere altro.

Dice bene il Rettore quando afferma che i giovani devono seguire le proprie inclinazioni e non è detto che chi supera un test ne abbia, anzi, a volte è il contrario.

La cultura sintetica del “ botta e risposta” è una cultura, a mio avviso , semplicistica che non richiede approfondimento,cosa che invece è necessario per accedere all’Universita’.

Allora bisogna intervenire sull’Universita’ in altro modo, occorre una diversa attenzione verso di essa, attenzione che va dalla necessità di interventi strutturali per la realizzazione di nuove aule e laboratori passando per l’assegnazione di fondi necessari ed indispensabili per la ricerca.

Non possiamo vincere la nostra scommessa con i Paesi dell’Europa se poi abbiamo una Università povera, nel vero senso della parola.

Non possiamo pensare che gli studenti bravi che oggi riescono a laurearsi qui, poi, non vadano all’estero a specializzarsi, perché lì ci sono scuole di eccellenza.

Ecco a cosa deve puntare lo Stato a creare delle eccellenze universitarie per evitare la fuga all’estero.

E’ possibile? Io penso di sì, solo che chi dovrebbe prendere decisioni in favore dell’Università a stento ha preso il diploma alla scuola serale e allora che vuoi che gli possa interessare di avere una Università eccellente ?

Eppure in Italia sono tanti i Maestri bravi , perché non dare loro la possibilità di trasferire le loro conoscenze tecnico-formative ai loro allievi dandogli adeguati strumenti di lavoro? Cosa lo impedisce?

Una Nazione che non investe sulla cultura e nell’ Universita’ è destinata prima o poi a soccombere ed essere considerata una colonia di altri Paesi, che invece hanno fatto scelte più intelligenti.

Qui non si tratta di privilegiare un Ateneo piuttosto che un altro. Non è , e non deve essere ,una guerra tra baroni, il cui fenomeno ,se c’è ancora , va eliminato del tutto, ma bisogna aiutare il merito a crescere dando le necessarie opportunità a tutti coloro che scelgono di accedere all’Universita’ senza dover partecipare a “ Lascia o raddoppia”.

Del resto proprio perché si tratta di puntare su di un terno , non sempre vincente, si è ricorso ad altri metodi per superare i quiz, è stato, infatti, accertato dalle recenti indagini di polizia che le selezioni non sempre sono state limpide e cristalline e allora perché alimentare il malaffare ?

Ritorniamo,quindi, al libero accesso, prima che i nostri ospedali vengano invasi ,come già avviene, oltre che da personale infermieristico rumeno( absit iniuria verbis), anche da quello medico, fermo restando che il problema potrebbe interessare tutte le discipline universitarie.

Perciò voi che decidete riflettete.

 

Pino De Angelis

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