Famoso con lo pseudonimo di Totò, è stata e per sempre rimarrà alla storia come la maschera comica di maggior rilievo della famosa città di Napoli. I temi trattati nelle sue opere e interpretazioni raccoglievano e raccolgono tutt’ora un pubblico molto ampio composto da varie classi sociali. Noi alunni dell’ITIS L. Da Vinci abbiamo deciso di scrivere un articolo per ricordarlo, ripercorrendo la sua storia e citando alcune delle sue opere più famose.

Il marchese Antonio de Curtis nasce a Napoli, nel rione Sanità il 15 Febbraio del 1898. Ancora oggi viene ricordato in molte opere, gli vengono dedicate molte mostre d’arte e, per celebrare i 50 anni della sua scomparsa, saranno allestite delle mostre al Maschio Angiono, a Palazzo Reale e San Domenico Maggiore, dal 12/4 al 9/7.

Sin da bambino dimostrò una forte vocazione artistica nonostante il forte disagio e la malinconia che lo circondava. Intratteneva spesso i suoi compagni di classe con piccole recite, esibendosi con smorfie e battute. Da bambino osservava di nascosto le persone, in particolare quelle che gli apparivano più eccentriche, cercando di imitarne i movimenti e facendosi attribuire così il nomignolo di “‘o spione” che lo accompagna per tutta l’infanzia fino all’adolescenza. Questo suo curioso metodo di “studio” lo aiutò molto per la caratterizzazione di alcuni personaggi interpretati durante la sua carriera. Nel 1913, ancora in età giovanissima, iniziò a frequentare i teatrini periferici esibendosi facendo uso del repertorio di vari mimi, simili a quelle di un burattino. Proprio su quei piccoli palcoscenici incontrò attori del calibro dei fratelli Edoardo e Peppino De Filippo.
Alcune famose scene del duetto Totò e Peppino


Totò e Peppino e il vigile di Milano


Totò e Peppino, la quarantamila lire

Durante la prima guerra mondiale si arruolò volontario come militare nel Regio Esercito, e negli ultimi anni della sua breve carriera militare subì molti soprusi e umiliazioni da un suo graduato, e da quell’esperienza nacque il celeberrimo motto dell’attore: “siamo uomini o caporali?”.
Dopo la carriera militare trova lavoro in piccoli teatri come aiutante di scenografia, importante fu la sua carriera nel Teatro Sala Umberto I sotto gestione di Salvatore Cataldi che gli fece affermare la sua passione e dedizione per il teatro comico e drammatico.

Tra il ’23 e il ’27 ebbe modo di accrescere la sua fama e il suo guadagno grazie alle esibizioni compiute nei vari teatri. Questo accrescimento economico lo portò ad ampliare i suoi costumi di scena, che erano diventati ormai, logori e vecchi. Ha passato il resto della carriera alternando cinema e teatro, nel 1935 sposò Diana Rogliani.

Arrivò un periodo di alta notorietà nel cinema mondiale, questo periodo fù preceduto dalla Totò mania che cominciò nel 1945. La sua ultima opera teatrale fu la commedia “A prescindere”. Mentre il suo ultimo film da attore fu “Capriccio all’italiana”.
Totò morì a Roma il 15 aprile 1967.
Vi furono due funerali, uno pubblico a Napoli, il 17 aprile dello stesso anno, e il mese dopo, in forma privata nella chiesa S.Vincenzo, nel rione sanità, dov’era nato.

 

III D Itis “Leonardo da Vinci” di Napoli

Francesco Pompeo, Alessio Ruggiero, Umberto Campanile, Pasquale Esposito, Antonio De Filippis

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