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Stefania Giannini

Le scuole sono state protagoniste nella celebrazione della Giornata mondiale dell’alimentazione indetta dala FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Fondata nel 1945 l’organizzazione sostiene tutti coloro che soffrono la fame nel mondo, sensibilizzando sulla necessità di garantire la sicurezza alimentare per tutti.

Il tema della giornata sarà “Il clima sta cambiando. Il cibo e l’agricoltura anche”, per l’occasione il Ministero dell’Istruzione ha invitato gli insegnanti a trattare il tema con gli studenti, mettendo a disposizione delle scuole materiale didattico specifico per affrontare questi temi.

“Il Ministro Stefania Giannini sottolinea: “L’educazione alla salute, alimentare e ai corretti stili di vita sono fra i temi che la Buona Scuola mette al centro dell’ampliamento dell’offerta formativa. Anche per questo abbiamo deciso di stanziare 1,5 milioni per la predisposizione di un Piano nazionale per la promozione dell’educazione alla salute, all’educazione alimentare e ai corretti stili di vita. Chiediamo alle scuole un coinvolgimento attivo”.

La produzione di massa impone le Istituzioni a trattare con gli studenti i temi dell’educazione alimentare promuovendo la cultura del cibo e invitando i ragazzi a intraprendere corretti stili di vita. Il tutto per garantire sicurezza e qualità alimentare basata su una produzione rispettosa della biodiversità, un obiettivo rangiungibile atraverso lo studio delle scienze alimentari e della tecnologia dell’alimentazione.  Secondo il ministro Giannini tale impegno deve vedere le scuole coinvolte in prima linea: “Raccoglieremo le migliori progettualità, portando avanti il lavoro cominciato durante l’Expo 2015. La cultura per la qualità del cibo è parte della nostra identità e della nostra storia. Dobbiamo trasmetterla alle nuove generazioni per tenere alta una tradizione produttiva su cui abbiamo fondato la nostra crescita e la nostra eccellenza in tutto il mondo. Dobbiamo educare ad un corretto rapporto con il cibo, sia per le ricadute sanitarie, sia per un futuro senza sprechi. Un tema su cui di recente il Parlamento ha varato un importante provvedimento”.

 

Arriva prorompente, proprio nella settimana in cui il ddl Buona Scuola è al vaglio del Parlamento, l’opinione dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici. Una posizione chiara sui punti della riforma che non convincono neanche i dirigenti.

“Un dirigente scolastico ridotto grottescamente ad un ruolo di preside sceriffo”, si legge nel comunicato redatto a conclusione della riunione tenuta ad Avellino il 15 e 16 maggio scorso. Un incontro servito a redigere ed illustrare i punti di disaccordo fondamentali.  Tra i punti individuati incontriamo la necessità di rilanciare l’autonomia scolastica nell’unitarietà del sistema nazionale, l’introduzione di elementi di riconoscimento dei meriti, la messa in sicurezza delle strutture, ma soprattutto la realizzazione di organici non formati daiprecari.

“L’ANDIS ritiene che la fonte principale di equivoci sia consistita nella mancanza di chiarezza tra le funzioni di indirizzo e di gestione”, sostiene l’associazione che sottolinea il clima di “problemi e sospetti, per altro ampiamente giustificati dalla pratica governativa degli ultimi anni”.

La richiesta è chiara: “La norma definisca con chiarezza competenze e responsabilità degli organi collegiali e del Dirigente”. Quello che preoccupa maggiormente è proprio la nomina delle risorse umane da parte del dirigente. Una formula che cancella le garanzie sulla nomina dei dipendenti pubblici, un autostrata verso il clientelismo legale dell’era Renzi.

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5 maggio sciopero generale. Docenti, studenti, genitori, personale ATA, ma anche gli stessi dirigenti sono scesi in piazza in tutta Italia contro la Buona Scuola del ministro Giannini e del premier Renzi. A Napoli si sono ritrovati in piazza del Plebiscito. Abbiamo ascoltato il parere del dirigente scolastico del Liceo Pansini di Napoli, Salvatore Pace.

La richiesta è stata inoltrata lo scorso 7 gennaio al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini dall’Osservatorio sui Diritti dei Minori. Sotto accusa sono finiti i rapporti tra docenti e studenti nell’era dei social network. Alcuni genitori chiedono un vero e proprio codice etico volto a vietare o, quantomeno, a regolamentare le comunicazioni con i ragazzi.

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