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Sarà presentato venerdì 16 giugno, alle 17:30, nella sala San Tommaso del complesso monumentale di San Domenico Maggiore, il progetto “SUD 2.0” rivolto agli incubatori territoriali di impresa e alle startup, con l’obiettivo di rilanciare l’occupazione giovanile e a sostenere le imprese in difficoltà attraverso un azionariato popolare ed una campagna di crowdfunding da un milione di euro.

Per fare la scelta giusta per l’anno scolastico 2015/16, i dati e le statistiche della Scuola in Chiaro e di Eduscopio non bastano. Così le scuole si aprono alle matricole e ai genitori per presentarsi e raccontarsi.

Quale scuola devo scegliere per il mio futuro? Un enigma che gli studenti dell’ultimo anno si pongono. Ne discutono a casa, tra i banchi o sui social network proprio in questi giorni, da quando il 15 gennaio si sono aperte le iscrizioni online alla classe prima, e a cui molti ragazzi non hanno ancora trovato soluzione.

Oltre i circa quaranta istituti che hanno occupato a Napoli e provincia negli ultimi mesi, c’è chi invece ha deciso di non insediarsi nella propria scuola. Non perché non ci siano le motivazioni, ma per non mettere a rischio la struttura scolastica e l’incolumità degli alunni. Perché a Napoli c’è il timore di occupare.

Poco ci manca perché dicembre diventi ufficialmente il “Mese dello Studente” negli istituti scolastici italiani. Fra occupazioni e autogestioni, sembra che gli studenti pianifichino settimane di armistizio da lezioni e verifiche per anticipare le vacanze natalizie. Può essere, ma è uno dei pochi momenti in cui gli alunni si fanno responsabili e autori della propria istruzione.

Se occupare significa conquistare la scuola e viverci per alcuni giorni – chi ci riesce anche per settimane – resistendo a minacce e ricatti per protestare contro riforme e problemi interni, l’autogestione è invece una settimana dedicata agli studenti e finalizzata allo svolgimento di un programma da loro scelto e senza l’ausilio dei professori. Si richiede l’autorizzazione al dirigente scolastico, che non la può negare per legge (vedi DirittoScolastico) se non con valide motivazioni, e per un’intera settimana le lezioni e le aule dell’istituto scolastico sono autogestiti dagli studenti.

Ciò è avvenuto tra lunedì 15 e sabato 20 dicembre all’ITIS Da Vinci di Napoli, dove i rappresentanti d’istituto e di classe hanno deciso di anticipare le vacanze non occupando, ma svolgendo attività alternative e ricreative nella “Settimana dello Studente”.

Discussioni e riflessioni su diversità, biocidio, dipendenze e violenza sulle donne con esperti del settore, ma anche “laboratori di creatività natalizia”, cineforum e canti in lingua inglese, per non dimenticare le Aree di Progetto svolte con i referenti scolastici. Un programma extracurricolare diverso per classe e ricco di tematiche e valori che accompagnano gli studenti nel loro percorso di crescita personale e di cui difficilmente si parla durante le lezioni.

Il tutto in piena autonomia. Erano, infatti, gli studenti più grandi (classi IV e V) a far lezione alle classi dei più giovani, mentre i docenti restavano fuori o in disparte nell’aula per svolgere attività di recupero o di potenziamento di materie per gli alunni di V, concentrati sull’esame di maturità. I corridoi brulicavano di alunni che, disinteressati dalle attività in aula, passavano il tempo socializzando tra giochi e chiacchiere.

L’autogestione non si è rivelata semplice per i rappresentanti d’istituto divisi tra il coordinamento delle attività extrascolastiche e l’ordine dell’istituto. Alcuni hanno confessato ai professori di aver capito le difficoltà per i docenti nel gestire gli alunni più inquieti. E anche questo fa parte della crescita degli alunni durante gli anni di vita scolastica.

La Settimana dello Studente può essere un ottimo modo per stimolare ulteriormente gli studenti accrescendo la capacità di organizzazione e di autocritica dei ragazzi, inoltre potrebbe essere un ottimo momento di riflessione su tematiche e argomenti che non possono essere approfonditi durante l’anno scolastico. Molto importante anche la partecipazione dei docenti anche semplicemente proponendo attività e aiutando i ragazzi negli approfondimenti, senza essere invasivi e lasciando ampio spazio alla loro creatività Non solo un’alternativa all’occupazione, definita da alcuni ragazzi pericolosa soprattutto nel territorio Campano, ma un’ulteriore occasione di crescita.

Maurizia Tinti

I raid vandalici che stanno compromettendo le circa quaranta occupazioni scolastiche di Napoli e provincia hanno messo in discussione la legittimità delle proteste delle ultime settimane contro la Buona Scuola, la responsabilità degli studenti, la sicurezza degli istituti scolastici e i provvedimenti per quest’anno scolastico.

Tentativi di furti sono avvenuti al Liceo Cuoco, dove un gruppo di sconosciuti ha minacciato gli studenti in occupazione per introdursi nell’edificio costringendo i ragazzi a chiamare la polizia. Episodio simile al Liceo Mazzini, dove i banditi sono andati a segno portando via 13 computer, fino ai fatti dell’ITES Galiani – che ha subito 200mila euro di danni all’alba del 24 novembre. Adesso, presidi e assessori di Napoli discutono sul da farsi, tra attacchi e discussioni, ma anche rassicurazioni e buoni propositi.

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