Sono tante le strategie che lo Stato sta mettendo in campo per creare opportunità di lavoro per favorire l’inserimento dei giovani, e altrettante sono le iniziative delle amministrazioni periferiche allo scopo di coniugare la formazione scolastica alle competenze professionali proprie del mondo del lavoro.

Con tale spirito sono stati promossi i Tirocini in Mobilità Transnazionali  dal Servizio Formazione Professionale della Regione Puglia con l’obiettivo di migliorare l’occupabilità dei giovani pugliesi con azioni di orientamento ed accompagnamento attraverso tirocini focalizzati prioritariamente sull’acquisizione di competenze specialistiche e qualificanti (trasmissibili prevalentemente on the job) da svolgere presso aziende situate in altri Stati membri dell’U.E.

Con l’Avviso 10/16 la Regione Puglia ha messo a disposizione 10.000.000,00 di Euro per Progetti  professionalizzanti rivolti alle scuole superiori della regione.  Il presupposto premiale in fase di presentazione della candidatura è la qualità del progetto, per cui la “coerenza e qualità complessiva della struttura progettuale, in termine di azioni, contenuti, Aziende ospitanti, e tipologia dei partecipanti” rappresenta il criterio per assegnare un alto punteggio tale da destinare il finanziamento ad una scuola rispetto ad un’altra.

Le scuole assegnatarie hanno indicato nella fase di presentazione della candidatura, il nominativo del partner (Azienda del Paese europeo meta del Tirocinio) ed elaborato un progetto di formazione lavorativa coerente con il percorso di studi. La scuola doveva dichiarare il nominativo dell’ azienda che si rendeva disponibile ad ospitare per 4 settimane un gruppo di 15 studenti selezionati dalla scuola stessa. E tali scuole sono state premiate a scapito di scuole meno attrezzate nel fornire tale indicazione. Con i paletti organizzativi posti nel Bando la Regione immaginava di superare l’attività di intermediazione di soggetti terzi diversi dall’azienda ospitante.  I fatti sono andati diversamente come dimostrano le criticità registrate dalle scuole.

Qualche esempio al momento pervenuto: un istituto di Cerignola e un altro del tarantino sono gli esempi chiari delle difficoltà che incontrano le scuole in questa attività di matching con le aziende. Pur essendo specificamente vietato,  le scuole risolvono il problema dell’accesso alla graduatoria regionale “inventando” nominativi di Aziende (che a loro insaputa risultano partner del Progetto), e successivamente “appaltano il servizio” alle Agenzie di viaggi, che oltre ad organizzare i servizi logistici del Bando di Gara, hanno l’”obbligo” di redigere il piano formativo con l’azienda e provvedere al pagamento dei tutor aziendali. E’ capitato, ad un operatore turistico della Campania, di sentirsi rispondere, dalla presunta azienda selezionata dalla scuola, di non saperne niente e comunque di non essere intenzionata a collaborare. Quindi, in questo caso, l’azienda Olandese, non solo smentiva il contatto, ma addirittura manifestava indisponibilità  a ospitare studenti.

La sensazione è che i casi citati non siano isolati. La percezione è quella che le aziende proposte da alcune scuole siano state viste solo su Internet, senza alcun contatto formale con esse. Per sapere come all’estero organizzano le attività di tirocinio,  lo abbiamo chiesto a Chiara, marchigiana a Valencia da quattro anni, prima per un progetto Erasmus oggi collaboratrice di un operatore specializzato in placement Aziendali: ”Le aziende da noi, in genere, sono disponibili a tirocini di durata anche oltre le 4 settimane previste dai POR, questa scelta serve a consentire al giovane tirocinante, un percorso utile e formativo, e non rappresentare per l’azienda un inutile fardello. Il Tirocinio ha un’utilità anche per l’imprenditore, perché rappresenta un periodo di osservazione nel quale studia un potenziale futuro collaboratore”. Ma  a quali condizioni le aziende ospitano i giovani studenti? Prontamente risponde Chiara: “Soltanto dietro la presentazione di CV e una lettera motivazionale trasmessa almeno 6 mesi dell’inizio del tirocinio, dove non è importante la specializzazione ma l’attitudine al lavoro di gruppo.

Che sia fallito l’obiettivo di dis-intermediare i rapporti con le aziende, lo abbiamo capito dalla lettura del   Bando di una scuola di Nardò. Essa affida ad una società inglese il compito di reperire aziende irlandesi per organizzare uno stage a Dublino. Secondo quale logica è giusto escludere l’intermediario Italiano e favorire uno di un’altra nazione europea che non è nemmeno residente nel luogo dove si attiva il tirocinio? Provincialismo, sciatteria, ingenuità? Le scuole purtroppo sono disarmate quando qualche faccendiere si accredita come rappresentare di aziende estere, le scuole ingenuamente, pur di risolvere un problema organizzativo, cascano nelle più paradossali situazioni. Quando c’è solo il paradosso.

“Ma voi siete sicuri che tutti i giovani pugliesi impegnati in questi progetti svolgono realmente attività lavorativa presso aziende all’estero”: insinua il dubbio un dirigente scolastico, titolare di una scuola il cui progetto non è stato finanziato, e forse per questo con il dente avvelenato verso i colleghi, che non ritiene più bravi nel progettare ma solo essere “più furbi”. Per continuare a farci qualche confidenza, ci chiede di restare anonimo:  “Credete che le scuole abbiano risorse umane ed economiche tali da poter allestire un vero e proprio ufficio per le relazioni internazionali? E quando il docente di buona volontà stabilisce un contatto, qual è la convenienza dell’azienda ad ospitare un gruppo di ragazzi italiani per 4 settimane? Per l’azienda non è previsto nessun vantaggio economico, solo il tutor, messo a disposizione dalla stessa azienda, riceve un pagamento orario proporzionato alla sua busta paga. Con quali argomenti potrei prospettare all’azienda che gli sto offrendo un’opportunità? Come lo convinco ad interrompere una linea produttiva per inserire studenti, spesso nemmeno avvezzi alla lingua del luogo? E’ lecito pensare che tanti progetti lavorativi si risolvono con una semplice visita aziendale e corsi presso le scuole di lingua, che diventano i veri intermediari- solo un attimo per riprendere fiato e aggiunge con amara ironia – Non sono fortunato come i miei colleghi dell’alberghiero, per loro è tutto più facile: la mano d’opera gratuita di cuochi e camerieri, con una buona preparazione di base (come le ns scuole impartiscono), sono facili da collocare, basta non sentire il peso di svolgere la tipica funzione del procacciatore di mano d’opera gratuita, come il ‘caporale’ che accompagna i lavoranti nei campi del Salento. (continua)

Leggi le puntate precedenti:

POR Puglia: in volo per l’Europa

Appalti: la sfida delle scuole nella rete delle procedure

Fondi europei | Il libero arbitrio delle scuole pugliesi

 

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