L’episodio dell’accoltellamento del giovane studente a via Foria di qualche giorno fa ha dell’inquietante.
Non trova giustificazione nemmeno se vi fosse stato un semplice scambio di battute tra giovani. La gravità del gesto e la sua gratuità impongono una riflessione ed una reazione rapida ed immediata.
Un film visto di recente “Death Sentence” narra della reazione di un genitore che si è visto uccidere il proprio figlio in una rapina senza alcun motivo, se non quello che il killer dovesse superare una prova per essere ammesso in una banda, una gang di sbandati americana, uccidendo a sangue freddo e senza motivo.

Ora se è vero ciò che si è letto sui quotidiani che anche nel caso del giovane napoletano accoltellato si sarebbe trattato di una prova di iniziazione è preoccupante. Noi genitori che già viviamo con l’ansia di vedere i nostri figli prendere l’auto o il motorino, la possibilità che possano fare uso di droghe, avremo un problema in più e dovremmo fare loro altre raccomandazioni, quale quella di guardarsi intorno, evitare di trovarsi da soli in presenza di gruppi di violenti.

Insomma, aumentano i nostri timori e le nostre paure le terremo dentro di noi per evitare di creare stati di ansia nei figli. Speriamo di non dovere mai arrivare alla reazione del genitore del film, sarebbe un dolore per tutti ed una sconfitta della società. E allora che fare? Trattandosi di minori, delinquenti e violenti, ritengo si debba reintrodurre “il reclusorio”. L’età c’entra poco sulla capacità di un soggetto di essere capace di intendere e volere in questo caso.

A 12, come a 18 anni, si ha la consapevolezza che accoltellare una persona è un atto violento che nemmeno ad un bimbo di pochi anni sfugge. Né si può immaginare che questi giovani volenti possano essere recuperati riaffidandoli alla famiglia di origine spesso inesistente.

E allora non resta che la rieducazione in carcere, la limitazione della libertà deve essere l’unico strumento per il ravvedimento di un giovane dedito alla violenza, con o senza Gomorra. Senza volere scomodare i massimi sistemi e cominciare a fare indagini sociologiche non vi può essere nessuna problematica di mancato inserimento sociale per giustificare quanto accaduto, altrimenti a Napoli dovremmo avere tutti giovani violenti e disadattati e così non è.

La violenza è tale e tale rimane senza se e senza ma. La vita è un bene sacro.
Agire con violenza su di essa è un atto grave che anche un bimbo piccolo comprende dal momento che è in grado di dire “fatto bua”.

Pino De Angelis

NESSUN COMMENTO

Rispondi