Dopo gli episodi del ragazzo accoltellato a via Foria e della coppia accoltellata in zona Chiaia da un gruppetto di giovani, si assiste anche alla aggressione della mamma che redarguisce alcuni studenti di scuola superiore, pare tre ragazze ed un ragazzo, rimproverandoli perché in presenza del figlio minore profferivano parolacce, episodio accaduto questa volta in un comune del Piemonte.Allora il problema è generale, dobbiamo pensare che non è un fenomeno soltanto napoletano, non per questo da giustificare, anzi deprecabile sempre anche per l’uso di armi, ma resta però il fatto che la nostra società, e non solo italiana, è attraversata da episodi di violenza gratuita che vengono fuori da una rabbia che i giovani si portano dentro.

E’ una rabbia che si ritrova in molti giovani, anche di buona famiglia. E allora diventa necessario se non obbligatorio porsi la domanda sul perché ciò accade. Quale può essere la causa di tutto questo malessere che in molti casi viene manifestato anche con azioni di bullismo e con fenomeni di autolesionismo. Nei giovani prevale un senso di sfiducia e sembra che per dare un senso alla loro esistenza debbano crearsi degli stimoli diversi, anche violenti. Ma perché?

Qui è il fallimento delle ideologie. Una volta esistevano i movimenti studenteschi, le assemblee studentesche, movimenti che coinvolgevano tantissimi studenti nell’impegno politico. Oggi non ne sento più parlare e non per demerito della gioventù quanto piuttosto per il fallimento di tutte le forze politiche dell’arco costituzionale , come si era solito dire nella passata prima repubblica. Oggi occuparsi di politica sembra diventato un fatto che interessa poche persone.

Un tempo i giovani erano accanto agli operai che occupavano le fabbriche per vedere approvato l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, oggi non ci sono più operai; un tempo ci si batteva per avere una voce partecipativa nelle scuole, la battaglia per i decreti delegati, oggi invece ci si tiene una scuola sull’orlo del fallimento, con un ministro senza istruzione.

Ma come è possibile che non ci sia più passione? Non è proprio vero che le cose vadano bene ed allora una reazione ci deve essere. Certo oggi sarebbe anacronistico voler riportare in vita ideologie che appartengono al passato, ma diventa indispensabile capire cosa i giovani desiderano e perché essi non hanno più ideali in cui credere. Le relazioni umane sono state sostituite dalla rete, ma non è la stessa cosa.

Anche la democrazia partecipata di cui tanto parlano alcune forze politiche avviene attraverso la rete, come se la rete oggi fosse l’unico strumento valido per la partecipazione alla vita sociale e politica del Paese.
Io non condivido questo modo di fare, perché nella rete si nascondono le manipolazioni della mente, le insidie per i deboli,con la rete si possono orientare desideri, bisogni, comportamenti, con il rischio di emulare quelli sbagliati.

La rete se gestita da mani esperte può mettere in crisi un sistema non solo economico, ma anche sociale. Può annichilire le menti, come distruggere anche la reputazione di tanta gente e degli stessi giovani.
Tutto è utile se usato come strumento di comunicazione e di conoscenza ma non come l’ unico mezzo di verità.

La verità è quella che emerge dal dialogo fatto di voci e non di tasti che battono lettere senza poter ascoltare il timbro di voce e parole che vengono dettate dalla passione e/o dal sentimento.
Anche la famiglia, intesa come nucleo fondamentale della società, è minata alla base e non bastano gli inviti di Papa Francesco a tenere rinsaldati i rapporti familiari se poi tutt’intorno sono macerie. Però bisogna sforzarsi di farlo. La società dell’effimero crea mostri. Purtroppo gli eccessi non fanno bene, ma se oggi mettessimo mano alla limitazione di alcune libertà ovvero alla rivisitazione di alcune libertà si correrebbe il rischio di essere considerati fascisti, oppressori, persone fuori dal tempo. Probabilmente sì, ma almeno si creerebbe un nuovo motivo da dare ai giovani per combattere, uno stimolo a condurre una battaglia per un diritto, a rimettersi insieme per combattere una ingiustizia.

E’ paradossale ciò che scrivo, ma forse sarebbe il caso di rileggere il Pensiero del Novecento per trovare una via di uscita? O dobbiamo sorbirci le idiozie di programmi dementi con personaggi che pensano di sapere tutto per il solo fatto che si appare (in tv)? Va ripensato dunque tutto il sistema sociale.
Diciamo la verità ci siamo incartati e se non ripensiamo noi stessi genitori, prima che gli altri, a dare buoni esempi ai figli e se non dialoghiamo con loro facendogli capire che fare certe scelte è sbagliato nessuno potrà mai ergersi a giudice.

E scusate se mi ripeto ma a scuola come a casa evitiamo di essere sempre permissivi forse riusciremmo a raddrizzare coloro che hanno preso una brutta piega.

Pino De Angelis

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