Giorni fa ho ascoltato un intervento televisivo del giornalista De Mare che raccontava di tanti episodi di violenza verificatisi nelle scuole d’Italia, in cui alcuni insegnanti erano stati picchiati o dagli alunni o dai genitori degli alunni che erano stati rimproverati.
Lo stesso giornalista raccontava di quando lui tornato a casa con un brutto voto veniva, invece, rimproverato dal genitore perché non era stato attento in classe e quindi il maestro aveva tutte le ragioni di questo mondo per averlo giustamente punito, come accadeva a tutti quelli della nostra generazione.

E sottolineava come si era passati ormai da una società normata ad una società affettiva.
Nel senso che nella prima valeva il rispetto delle regole e se a scuola si veniva richiamati dal maestro inevitabilmente la responsabilità era dell’alunno poco attento o indisciplinato; a scuola si andava per imparare, ma soprattutto per apprendere le regole del vivere civile.
Oggi, invece, c’è la società degli affetti, nel senso che i genitori si sentono in diritto di dover aggredire il maestro per il solo fatto che il figlio, sangue del loro sangue, va difeso indipendentemente dal suo comportamento scorretto.

Insomma un comportamento questo proprio del mondo animale in senso stretto e non di certo di una società civile fatta di uomini e regole.
Tra gli anni 60/70 abbiamo assistito alle contestazioni, ai movimenti studenteschi, i “matusa” venivano contestati dai capelloni, o beats, ma di certo non si è mai assistito ad una aggressione fisica di un insegnante da parte di un alunno o genitore.

Vi era la protesta perché si chiedeva una scuola nuova, più moderna, ma non violenta.
Probabilmente nel corso del tempo si è persa la ragione e la stessa scuola è stata intesa non più come un luogo dove imparare e crescere, ma dove parcheggiare i figli per non dare fastidio a casa.

Lo stesso ruolo dell’insegnante si è svilito e quella passione che noi ritrovavamo nei nostri maestri difficilmente la si ritrova oggi. Ormai l’insegnamento che prima era considerato come una missione, fondamentale per la crescita della società non ha più lo stesso valore di un tempo.

E’ quasi come se fosse un ripiego, un lavoro malpagato e insoddisfacente per cui in molti viene a mancare la passione necessaria per trasmettere il sapere ai giovani alunni. I bravi maestri oggi lasciano il posto ai cattivi maestri? E’ un po’ un cane che si morde la coda.

La perdita di autorevolezza da parte del corpo docente fa il paio con una famiglia disgregata non più capace di dettare le regole del vivere civile.
Nel momento in cui la famiglia e la scuola mostrano queste crepe vengono meno due capisaldi della vita sociale.

Non può parlarsi di nostalgia, non è nostalgia di un periodo in cui forse si viveva meglio, non è questione di vivere meglio o peggio, ma di sapere se valgono o meno le regole in una società.
Una società è tale se esistono regole di vivere civile altrimenti vige la regola della giungla ed è quella del più forte.

Certo negli ultimi tempi l’uso della violenza si sta diffondendo, soprattutto tra i giovani che probabilmente considerano questo linguaggio l’unico in grado di poter affermare la loro esistenza. Ma non è così. La falsa società del benessere ha creato solo mostri. Ciò che guida oggi l’animo dei giovani è il soddisfacimento di bisogni materiali, l’impossibilità di poter possedere uno smartphone di ultima generazione può portare ad una aggressione nei confronti di persone che per fortuna o sfortuna ne sono possessori. La difficoltà di poter vivere in un contesto urbano migliore crea rabbia e genera atti di vandalismo. Ma quando si era più o meno tutti nella stessa condizione economica, dove probabilmente ci si accontentava del poco anche se c’era la possibilità di avere il molto, non si viveva meglio?

Ritengo che non si a più il tempo di fare solo analisi, la scuola richiede un forte intervento innovativo che non può essere la sola “buona scuola”. e se si richiede una preparazione adeguata al corpo docente perché sappia ritrovare passione ed energie da trasmettere agli alunni, indipendentemente dalla condizione sociale di ciascuno,occorre ridare dignità e strumenti alla scuola perché senza di essa non avremo un futuro per le nostre generazioni. Non si può pensare al domani, perché non c’è un domani se il domani è già oggi.

Pino De Angelis

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