Secondo dati della ricerca «L’incidenza del bullismo nelle scuole della Campania», nell’anno scolastico 2016-2017 si contano 616 casi di bullismo.

Nello specifico sono stati registrati in media 3 casi per scuola, con una eccezione per un istituto comprensivo, dove i casi accertati sono stati 70. Nella provincia di Caserta, si registra una media di 2.5 casi per scuola; si allontanano da questa media due istituti nei quali si sono manifestati 39 e 90 casi di bullismo.

Il bullismo nel 60% dei casi modifica il comportamento e il modo di relazionarsi nei ragazzi che siano bulli oppure vittime. Su base regionale, il 28% dei docenti ritiene di non avere gli strumenti idonei per la gestione del problema.  Aumentare la consapevolezza tra le famiglie e ragazzi per spingere chi è vittima di bullismo a non provare disagio nel compiere l’atto della denuncia per fermare determinati fenomeni. «Purtroppo abbiamo un dato davvero negativo che ci fa preoccupare e che indica come questo fenomeno sia in aumento».

Lo ha detto Rosa D’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania, in merito ai dati della ricerca sul fenomeno del bullismo all’interno degli istituti scolastici regionali. Siamo stati i primi in Italia ad approvare una legge sul bullismo e cyberbullismo,  ha affermato. Ogni anno ospitiamo, con “Ragazzi in aula”, circa 3000 studenti». «Da loro, già prima dell’approvazione della legge regionale sono arrivate proposte elaborate da loro proprio su questi fenomeni. Segno che i ragazzi avvertono il problema». «Noi abbiamo finanziato la legge con 200mila euro. Dobbiamo lavorare in direzione dell’educazione dei ragazzi, ma anche con le nuove tecnologie perché oggi, molti di questi casi avvengono nell’ambito scolastico, ma purtroppo anche attraverso il web». «Dobbiamo formare anche le famiglie affinché percepiscano i segnali che arrivano dei loro ragazzi. Perché spesso il ragazzo si vergogna di dirlo alla famiglia e si interviene quando si è già in ritardo».

«Prevaricazione, reiterazione e sproporzione di forza tra chi agisce e chi subisce». È così che Paola Brunese, giudice del Tribunale per i minorenni di Napoli indica i tre elementi alla base del bullismo. Brunese, intervenuta alla presentazione della ricerca sul fenomeno del bullismo in Campania, spiega che la «prevaricazione può essere con una violenza diretta, per esempio da maschi verso altri maschi o femmine» oppure «indiretta, che è soprattutto femminile e consiste nel manipolare il gruppo dei pari per isolare il soggetto debole».  La reiterazione della prevaricazione è un altro elemento del fenomeno perché non è mai un caso isolato. «Bisogna richiamare l’attenzione sul problema e indurre insegnanti e genitori a cogliere i segnali che arrivano dalle giovani vittime e spingerli a non avere vergogna, perché spesso la vittima si emargina e quasi si sente responsabile della violenza subita».  «Sono giudice penale ormai da trent’anni e posso dire che i casi che arrivano nell’aula di tribunale sono sensibilmente inferiori a quelli che in realtà possono verificarsi all’interno della scuola e per strada».

Redazione W.O.W.:

Mattia Ruggiano, Matteo Angelone, Ciotti Armando, Ruggieri Vincenzo, Fruttaldo Crescenzo

NESSUN COMMENTO

Rispondi