C’era un volta, sì, devo cominciare così perché sembra davvero che tutto appartenga
al mondo delle fiabe e non sia, invece, esistito nella realtà. Tanto tempo fa, eppure è passato appena mezzo secolo, o forse meno, ma sembra un‘eternità.Insomma, quando esisteva l’educazione tutti vivevamo meglio. All’improvviso tutto è cambiato e ci siamo ritrovati a poco a poco, senza accorgercene, in un mondo di rozzi, di arroganti e prevaricatori. A cosa attribuire questa forma di inciviltà? Ad una società che è progredita dal punto di vista industriale, tecnologico, ma regredita dal punto di vista culturale.

La cultura, purtroppo, non paga. Il 25 ottobre del 1925 l’ingegnere scozzese John Logie Baird trasmise le prime immagini in bianco e nero inventando così la televisione elettromeccanica. Una grande invenzione nata nemmeno un secolo fa e che nel tempo si è evoluta tanto sotto il profilo delle tecnologie inversamente proporzionata alla quantità di programmi insulsi, diseducativi e di cattivo gusto che
la televisione commerciale propone seguita a ruota dalla televisione di Stato. Ma che c’entra la televisione con la malaeducazione? C’entra, c’entra.

Essa è lo specchio della nostra società e quello che doveva essere uno strumento il cui uso avrebbe dovuto innalzare il livello culturale di un Paese, con il passare degli anni lo ha poi fatto sprofondare in una grave crisi culturale proponendo cattivi modelli di vita, caratterizzati dal cattivo gusto e malaeducazione. Anche in questo caso si è corsi dietro al profitto derivante dalla pubblicità e, quindi, il sapere ed il buongusto sono stati sostituiti dalla cafonaggine e dalla cialtroneria.

Ci meravigliamo quando gli Angela propongono programmi meravigliosi. Questa a mio avviso dovrebbe essere la vera Televisione, insomma la normalità. Non ci sono studi che tengono, nessun sociologo sarebbe in grado di individuare la causa del degrado, e pure se fosse ormai il danno è fatto.

Sarebbe stato, invece, necessario prevenire questi fenomeni di subcultura e distruzione del collante educativo, piuttosto che studiarne le rovine. E non si venga a dire che questi sono discorsi da matusa. Quando eravamo piccoli prima di entrare in classe bussavamo alla porta e chiedevamo permesso. Oggi si assiste a fenomeni degenerativi di massa che conducono alle maleparole e minacce nei confronti dei docenti.

In molti ricorderanno che negli autobus esistevano le indicazioni di posti riservati ad anziani e invalidi. E se qualche volta un bambino si distraeva nel lasciare libero il posto per il sopraggiunto invalido o anziano veniva redarguito dal genitore con tanto di “cazziata” e la persona si commuoveva e diceva “lasciat’ ‘o sta’, so’ criature”.

Oggi non più, hanno la sfacciataggine di non alzarsi e meno che mai i genitori pronti a rimproverarli. Allora dove è che si sbaglia? E’ la scuola che non sa più formare o sono le famiglie che non sono più in grado di educare? Purtroppo, considerato che il denaro oggi la fa da padrone e che la cultura comporta sacrificio è meglio essere rozzi e ricchi che acculturati e morti di fame. Però, per coloro che credono nei corsi e ricorsi storici del Giambattista Vico, ci sarà un tempo in cui, forse, ci si leverà di nuovo il cappello dinanzi ad una signora.
e chest’è.

Pino De Angelis

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